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Linguaggio, pensiero e psicologia. L'incontro con lo scrittore Marco Malvaldi

Un ponce alla livornese e un caffè pisano.

Lo ammetto, Marco Malvaldi, oltre ad essere uno scrittore famoso e un pensatore curioso, è un caro amico. Confrontarmi con lui è sempre un piacere. La sua genialità mi trascina ogni volta e stimola ragionamenti che mi arricchiscono. Uno degli argomenti sul quale amo discutere con lui è il tema del linguaggio che, in quanto entrambi scrittori ( lui decisamente molto più bravo di me) risulta centrale. Ma Marco è anche un buon conoscitore del mio campo di studi, la psicologia. La sua mente scientifica di chimico, ben si sposa con lo studio della psicologia e il suo uso del linguaggio rende concetti complessi di facile comprensione. In questo divertente incontro spazieremo da pensiero a linguaggio arrivando a un tema di grande attualità. Non perdetevi questa video intervista, perché ascoltare “il Malvaldi” vale sempre la pena, nonostante sia un inguaribile pisano…ma quando le diversità si incontrano di solito nasce qualcosa di speciale.

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Dalla Libia alla Gran Bretagna, da Italia Viva alle prossime sfide elettorali: intervista all'Europarlamentare Nicola Danti.

Caffè ristretto

Continuano gli appuntamenti di Ogni Sere un Caffè e la politica. Dopo l’intervista all’On Romano (PD), incontriamo l’Europarlamentare Nicola Danti (Italia Viva). In una giornata, durante la quale ho seguito gli appuntamenti di Danti nel litorale Toscano per incontrare i sostenitori di Italia Viva, ho avuto la possibilità di intervistarlo su temi di politica estera ma anche sulla scelta di uscire dal Partito Democratico per entrare nel nuovo partito di Matteo Renzi. L’entusiasmo per questo nuovo progetto è molto alto, così come l’interesse del pubblico che ha partecipato attivamente agli incontri. Sperando di avere altre occasioni di scambio, ringrazio Danti per la disponibilità. Buon ascolto!

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Il sogno Americano dell'architetto che ha scelto New York

caffè macchiato caldo

Continuano le storie dei molti italiani a New York, storie che ho incontrato e che mi hanno colpito . Oggi vi farà conoscere ancora una volta una donna. Silvia Maffei è un architetto, uno dei tanti talenti italiani che hanno lasciato l’Italia per realizzarsi professionalmente. Parleremo con lei facendoci raccontare la sua storia, sedute su un roof newyorkese. Ed e proprio guardando quel meraviglioso skyline, che Silvia racconterà cosa vuol dire lavorare e vivere nella Grande Mela e i perché dello scegliere una vita all’estero, ma soprattutto la storia di un sogno .Una donna, una madre, determinata che la vita ha voluto premiare. Scoprite in che modo!

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Un caffè con l’On. Romano: dalla Gran Bretagna a Matteo Renzi, passando per le sardine, verso la prossima sfida elettorale.

Caffè’ espresso (senza zucchero)

Ho incontrato l’Onorevole Romano un pomeriggio a Livorno . Con il Deputato abbiamo discusso riguardo la situazione della Sinistra Italiana partendo dallo spunto dell’importante sconfitta del Laburisti in Gran Bretagna. Attraversando i temi delle nascita del movimento delle sardine fino a quello della tutela dell’ambiente, abbiamo cercato di spiegare il bisogno di partecipazione che, in questo momento storico, sembra avere la popolazione non solo italiana. Abbiamo inoltre affrontato il tema della frammentazione della Sinistra, specialmente in relazione all’uscita di Matteo Renzi dal PD per fondare Italia Viva. Infine, abbiamo approfondito il tema del linguaggio come espressione di una identità politica e programmatica, guardando alla sfida delle prossime elezioni regionali. Ringrazio l’Onorevole dandogli appuntamento dopo i prossimi appuntamenti elettorali .

La sconfitta dei Laburisti: riflessioni per la Sinistra italiana

Il movimento delle sardine tra passato e futuro

La Sinistra tra sviluppo e ambiente: il caso Solvay nel territorio toscano

Tra Matteo Renzi e la ricerca di un linguaggio efficace: la sfida elettorale del PD

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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L'industria chimica e l'ambiente . Ne parliamo con la professoressa Domenici Università di Pisa

caffe espresso

Il rapporto tra ambiente salute e industria è al centro del dibattito politico attuale. Casi come quello ILVA di Taranto hanno costretto l’opinione pubblica e la politica stessa a soffermarsi sull’impatto ambientale come raramente in passato. Per quanto riguarda in particolare l’industria chimica, il tema forse è ancora più difficile da affrontare. Pochi giorni, fa Report ha mandato in onda un servizio riguardante anche il territorio toscano, mettendo al centro dell’approfondimento l’industria chimica Solvay. Ovviamente la trasmissione ha suscitato molte reazioni da parte dell’opinione pubblica e anche molte domande. Per questo ho deciso di approfondire l’argomento intervistando un’esperta del settore di innegabile competenza. La professoressa Valentina Domenici, Associata del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa, ci spiegherà, infatti, il rapporto tra industria chimica e ambiente, partendo da approfondimenti storici indispensabili per capire il presente . Parleremo di impatto ambientale, impatto zero, sostenibilità e innovazione ma anche del processo Solvay. Mi piace infatti pensare che, solo con un confronto serio, possano essere trattati temi così delicati e che, proprio dal confronto, possa aumentare la consapevolezza dei limiti e possa nascere una crescita costruttiva. Mi piace pensare che, al di là delle risposte, non dobbiamo perdere la possibilità di farci domande, approfondire e cercare di non accontentarci della conoscenza che pensiamo di avere. Confrontarmi con Valentina è stato per me un arricchimento e spero lo sia anche per voi. E, ovviamente, apro in dibattito e aspetto i vostri commenti ma soprattutto le vostre domande!

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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Maternità surrogata ne sappiamo abbastanza? Intervista ad Emanuela Lazzaroni Embriologa a New York.

Caffè’ lungo

Emanuela Lazzaroni, Ema per gli amici ama sottolineare, lucchese DOC trasferita a New York per quello che lei chiama “un colpo di testa.” Il richiamo di una città che fin da piccola ha amato è stato il motore per decidere di finire gli studi nella Grande Mela. Da Biologia a Pisa, tra le prime del suo Corso, si laurea presso Unter Collage della City University of New York per poi perfezionarsi in Embriologia e Andrologia Clinica. Dopo quella che definisce una “notevole gavetta”, adesso è una Senior Embryologist ed IVF Laboratoy Supervisor presso la “Global Fertility and Genetics ” prestigiosa clinica di Manhattan. Emanuela, madre di due splendide bambine, definisce il proprio lavoro come una missione. Con lei avremo occasione di approfondire il tema della procreazione assistita ma anche dell’utero in affitto, argomento molto poco trattato in Italia e ancora poco dibattuto politicamente. Avere il coraggio di parlare di temi così divisivi è indispensabile per essere cittadini consapevoli e per stimolare anche i nostri politici ad affrontare questi argomenti seriamente, al di sopra di contrapposizione politiche al solo fine propagandistico . Conoscere Emanuela è stato interessantissimo, confrontarmi con lei mi ha permesso di aumentare la mia consapevolezza e mi ha stimolato domande come spero possa succedere anche a voi. Chi sono queste donne chiamate madri surrogate? Perché fanno questa scelta? Quanto questa avanguardia medica è mossa dalla possibilità di fare Business? L’utero in affitto, o meglio definita maternità surrogata, è solo un’ esigenza di coppie omosessuali?

Attualmente in Italia, a differenza degli Stati Uniti, il comma 6 dell’art. 12 della legge 40 vieta questa pratica sostenendo che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

Ovviamente questo è un tema che non si può ridurre a un articolo in un blog o tantomeno a un’intervista, ma mi piace pensare che possa essere l’inizio per un dibattito consapevole che troverà democraticamente risposte diverse in ognuno di noi. Ma prima delle risposte troviamo le domande, quindi prendetevi qualche decina di minuti per conoscere Emanuela e il suo lavoro. Sperando che questa intervista possa stimolarvi, aspetto i vostri commenti e sopratutto le vostre domande!

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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Violenza sulle donne :i giovanissimi possono essere la risposta .

Caffè espresso.

Parlare di violenza sulle donne è difficile. Ieri le iniziative sono state molte, ogni anno di più e questo è decisamente un bene. E’ un bene sentire non solo il dovere ma anche l’obbligo morale di occuparsi di questo tema che il nostro Presidente della Repubblica, proprio ieri, ha definito ” emergenza pubblica”. Una donna su tre ha subito qualche tipo di violenza. Questo dato rimbalza in articoli, interviste, inchieste, un dato shock che con un linguaggio chiaro ci inchioda a riflettere https://www.wipradio.it/2018/02/25/femminicidio/ . La verità è che parlare di violenza sulle donne è difficile perché, nonostante il quotidiano ci racconti fatti di cronaca a riguardo costantemente, la percezione che, infondo, non ci tocchi personalmente è ancora molto forte. Del resto, tutto questo è anche facilmente spiegabile con la nostra modalità di funzionamento di pensiero. Perché avvenga un vero apprendimento deve avvenire un cambiamento nel nostro ragionare. Ma noi siamo programmati per durare meno fatica possibile e il cambiamento richiede uno sforzo che, in gergo tecnico, si chiama dissonanza cognitiva. In pratica deve avvenire una perturbazione, con una forza, anche emotiva, che possa farci cambiare idea. Ma non dovrebbe essere scontato pensare che la violenza sulle donne sia sbagliata? Su che cosa dovremmo allora cambiare idea? Beh, questa è la vera sfida, il vero obiettivo. Spesso, infatti , le iniziative su questo tema sono mirate a sottolineare solamente la gravità della violenza e vedono partecipare sempre le solite persone che non hanno bisogno di sforzarsi a cambiare idea. Se proprio devo essere sincera, certe volte queste iniziative hanno anche l’effetto opposto, allontanando o non facendosi avvicinare da chi invece dovrebbe. Forse paghiamo ancora il prezzo per un movimento, quello femminista, importante e fondamentale ma che oggi non può più esistere nelle stesse modalità. Scarpe rosse, abiti rossi, scialli rossi non bastano, per cambiare qualcosa è necessario che avvenga, o meglio si completi, un vero e proprio cambiamento socioculturale intorno al ruolo della donna nella nostra società, perché la “giornata mondiale contro la violenza sulle donne” rappresenti qualcosa di diverso da una giornata della memoria delle vittime. Come fare ? Ieri ne ho avuto un assaggio.

La sfida sono i giovanissimi

Ieri mattina, grazie a un’ iniziativa del Terziario Donna, ho avuto l’occasione e anche la responsabilità di incontrare gli alunni delle terze quarte e quinte della scuola superiore Vespucci a Livorno, la mia città, sul tema della violenza sulle donne .https://www.quilivorno.it/news/cronaca/terziario-donna-confcommercio-al-vespucci-per-dire-no-alla-violenza-di-genere/

 Non nascondo l’emozione di trovarmi davanti una platea formata da  così tanti giovani. Ma che linguaggio usare? Come arrivare a questi ragazzi? Come  poterli coinvolgere? Come far loro sentire il tema della violenza delle donne come una loro responsabilità? Mi sono rivista seduta in assemblee durante il mio liceo e ho ricordato la sensazione di quel divario con gli adulti tipico dell’adolescenza e ,forse, anche della società stessa. Quando ho chiesto a questi ragazzi quali fossero i loro mezzi di informazione e comunicazione la difficoltà è stata palese. Non leggono i giornali, come noi del resto alla loro età ,  non hanno neanche Twitter, che ormai è un cult  per noi adulti, qualcuno di loro, solo circa la metà, usa Facebook e assolutamente tutti utilizzano  Instagram. Come poter arrivare quindi a questi ragazzi che usano un social  dove la parola non c è’ ?

Ho rischiato. Ho messo loro in mano un monologo brave, scritto in un’altra occasione sempre nell’ambito della violenza sulle donne e l’ho fatto leggere a dei ragazzi, dei giovani uomini che si sono presi la responsabilità in prima persona di raccontare le donne. Non vi nascondo l‘emozione mia, della platea, di questi ragazzi e di noi adulti . Per qualche minuto il divario generazionale era sparito e tutti insieme stavamo provando le stesse emozioni. Attraverso la parola e la narrazione stava avvenendo un cambiamento. Quella parola, quella narrazione, con la voce di quei giovani uomini che disegneranno il nostro futuro, avevano messo in atto un processo emotivo e cognitivo. Questa è stata la vera dissonanza cognitiva: noi adulti e loro giovanissimi con un linguaggio di contaminazione tra le mie parole e il loro modo di parlare, di comunicare.

Mi piace pensare

E se non fossero allora i giovani, come spesso semplificando sentenziamo, ad essere inconsapevoli superficiali e ignoranti? E se forse sbagliassimo noi adulti a scegliere il linguaggio da usare? Queste ragazze e questi ragazzi hanno bisogno di un linguaggio nel quale sentano di poter stare, e di poter avere uno spazio per esprimersi e noi adulti abbiamo il dovere di spendere tempo con loro per ascoltarli. Parlare di violenza sulla donna senza avere la consapevolezza e il rispetto di capire che loro sono il nostro futuro non serve a niente e trasforma il 25 Novembre in una delle tante ricorrenze, inchiodandoci in un clima di impotenza verso il cambiamento . Questi giovani uomini e donne saranno gli uomini e le donne che potranno avere l’ occasione di cambiare questa società. Solo con loro potremo veramente combattere contro la violenza sulle donne, con l’idea che non può bastare parlarne ma ci vuole il coraggio di trasformare una società, ancora culturalmente non pronta, ad una vera e propria parità di genere. “ Ci vuole coraggio per essere felici” scriveva la Blixen, e il coraggio dobbiamo averlo nel cambiare un sistema che, ancora oggi, vede la donna in una situazione di disparità. Ci vuole coraggio a spiegare che l’uomo e la donna non sono uguali ma che la scommessa e’ quella di un’ accettazione di diversità che possono diventare risorse. Per questo credo che per parlare di donne non siano sufficienti le donne, per parlare donne abbiamo bisogno degli uomini . Mi piace pensare che le parole possano essere ancora il motore di tutto e che il linguaggio possa essere quel ponte che unisce il divario. Mi piace pensare che quei ragazzi che ho conosciuto ieri mattina possano essere la nostra occasione. Mi piace pensare che probabilmente abbiamo molto da imparare da loro.Mi piace pensare che quei ragazzi e quelle ragazze possano costruire un mondo migliore di quello che stiamo lasciando loro.

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