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Il Decreto Sicurezza: punto per punto con l`Avv. Abu Awwad per poter riaffrontare l`argomento consapevolmente.

un caffè lungo amaro riscaldato

Con un format diverso ripropongo un articolo scritto esattamente un anno fa per http://www.wipradio.it, per il quale tenevo un blog https://www.wipradio.it/author/serenaricciardulli/ e che vi invito a vistare. Prima di riaprire l`argomento mi piace ripartire da un inquadramento che ne descriva lo stato dell'arte e che possa poi farci riflettere su cosa l'avvocato prevedeva sarebbe successo.Uscendo dalla tifoseria politica cerchiamo di saperne di più per riaffrontare questo tema una consapevolezza.

La storia siamo noi

Normalmente leghiamo la storia al passato, fatti accaduti che studiamo per capire meglio il presente. Iniziamo dall’Era Preistorica e finiamo più o meno al dopoguerra se siamo fortunati. Ma “la storia siamo noi” ci racconta De Gregori “la gente è la storia” “siamo noi padri e figli”.
Questa intervista all’avvocato Valentina Abu Awwad nasce proprio da questa consapevolezza. Stiamo tracciando una stringa della storia che servirà poi a insegnare qualcosa a chi la studierà tra qualche manciata di decine di anni. Per questo è necessario capire, farsi domande, approfondire dopo di che  potremo decidere cosa ne pensiamo, ma con la certezza che apparteniamo alla storia e ne siamo responsabili.

Il Decreto Legge Sicurezza

Quali sono i cambiamenti più rilevanti, in materia di immigrazione,  del Decreto-Legge 4 ottobre 2018?

Le principali modifiche concernono da un lato, la cittadinanza, la protezione internazionale, il prolungamento (o meglio raddoppiamento da 90 a 180 giorni) della durata massima del periodo di trattenimento nei centri di permanenza per il rimpatrio, il sistema di accoglienza del richiedente asilo; dall’altro lato, la materia della sicurezza pubblica, il contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa.

Rispetto alla cittadinanza, si evidenzia (oltre all’aumento dell’importo del contributo passato da €200 a €250), l’allungamento dei tempi previsti per la conclusione del procedimento: passato da 2 anni a 4 anni sia per la domanda di cittadinanza italianaper residenza che per matrimonio e l’abrogazione dell’art. 8, comma 2 l. 91/1992 che precludeva l’emanazione di un decreto di rigetto quando dalla data di presentazione della domanda (corredata dalla documentazione necessaria) fossero decorsi due anni (c.d. silenzio assenso). Pertanto, ad oggi le domande di cittadinanza potranno essere rigettate anche trascorso il termine di 4 anni.

Il diritto di cittadinanza

Che cosa comporta da un punto di vista pratico aver allungato da 2 a 4 anni il tempo di risposta alla diritto cittadinanza?

L’eccessivo allungamento dei tempi, tra i vari inconvenienti, determina il rischio concreto che i figli minori di anni 14 che, in passato, decorsi due anni, potevano ottenere la cittadinanza italiana dal genitore, potrebbero divenire nel frattempo maggiorenni ed essere così costretti a iniziare nuovamente  l’iter amministrativo, aspettando in concreto 6 anni in più del tempo impiegato in precedenza.

L’effetto retroattivo

Si parla di effetto retroattivo. In che senso? 

Per quanto concerne l’aspetto dell’allungamento dei termini, tale previsione si applicherà anche ai procedimenti in corso al momento dell’entrata in vigore del decreto, con evidenti dubbi di legittimità costituzionale.

Lo stato dell’arte prima del decreto Sicurezza

Prima del decreto quali erano le tipologie di  permesso alle quali poteva aspirare chi fuggiva da paesi con violazioni dei diritti umani?

Nel nostro sistema era beneficiario della protezione internazionale colui al quale era stato riconosciuto lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria. 

Il rifugiato

Lo status di rifugiato poteva essere riconosciuto a coloro che in base all’art. 1 della Convenzione di Ginevra avessero il timore fondato di essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica.

La protezione sussidiaria

Risultavano invece meritevoli di protezione sussidiaria coloro nei quali confronti sussistessero fondati motivi per ritenere che, in caso di ritorno nel Paese d’origine, fossero stati esposti al rischio di un danno grave ai sensi dell’art. 2 del d.Lgs. n. 251/2007, rischio rappresentato da una condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte; dalla tortura od altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente nel suo Paese d’origine; o dalla minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.

La protezione umanitaria

Oltre a tali tipologie di permesso di soggiorno, aveva assunto sempre maggior rilievo il riconoscimento della protezione umanitaria di cui agli artt. 5, co. 6 e 19 co. 1 D. Lgs. 286/98. Tale permesso consentiva infatti di dare riconoscimento a situazioni di vulnerabilità diverse da quelle per cui è prevista la protezione internazionale e qualificabili come umanitarie. Ad esempio in giurisprudenza si è giunti a considerare rilevanti, al fine del riconoscimento della tutela umanitaria, il processo di integrazione compiuto in Italia dalla straniero, tenuto conto del percorso di alfabetizzazione e lavorativo unitamente alla situazione di grave emarginazione in cui lo straniero si sarebbe trovato in caso di rientro in patria, in considerazione della necessità di un nuovo radicamento e della difficoltà di esercizio di diritti fondamentali.

I casi speciali

Questo decreto introduce, però, ulteriori tipologie di permesso. Che cosa sono i casi speciali?

Sono stati introdotte o semplicemente modificate alcune tipologie di permesso di soggiorno. Più precisamente, nella dicitura “casi speciali” rientrano i permessi di soggiorno per protezione sociale (art. 18 TUImm), vittime di violenza domestica (art. 18 bis TUImm) e sfruttamento lavorativo (art. 22, comma 12 quater TUImm); permessi già in precedenza contemplati dal Testo Unico dell’Immigrazione.

Permessi introdotti

Inoltre sono stati introdotti permessi per calamità naturale (art. 20 bis TUImm), atti di particolare valore civile (art. 42 bis TUImm), cure mediche e protezione specialeex art. 32, comma 3, d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25. In particolare, soffermandoci su quest’ultimo permesso, occorre evidenziare come  ricomprenda le situazioni di coloro che, pur non rientrando né nella protezione internazionale né in quella sussidiaria, non potrebbero essere respinti in quanto inespellibili (nello Stato rischierebbero di essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali), ovvero di essere sottoposti a tortura, tenendo conto anche dell’esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani). Si tratta di un permesso rilasciato dal Questore, su richiesta della Commissione territoriale, di durata di un anno (rinnovabile su parere della Commissione) ma espressamente non convertibile in motivi di lavoro.

Il permesso umanitario?

E per quanto riguarda specificatamente il permesso umanitario?

È stato eliminato il permesso umanitario, mediante l’abrogazione dell’art. 5, co. 6 TUImm e dell’art. 31, comma 3, D.lgs. 25/2008.

Quindi cosa succede a chi aveva già ottenuto il permesso umanitario?

Nella fase transitoria, coloro che alla data di entrata in vigore del decreto legge erano titolari di permesso umanitario, non convertito in altre tipologie, ottengono un permesso per protezione speciale, ossia un permesso con i limiti sopra evidenziati, in riferimento alla necessità di ottenere un previo parere della Commissione in fase di rinnovo e in ordine alla non conversione in motivi di lavoro; mentre coloro rispetto ai quali alla data di entrata in vigore del decreto legge la Commissione aveva riconosciuto motivi umanitari, otterranno un permesso per casi speciali della durata di due anni convertibile per motivi di lavoro a cui alla scadenza tornerà ad applicarsi la disciplina della protezione speciale.

Le conseguenze

Mancanza di tutela

Cosa è cambiato con il venir meno del permesso umanitario?

Come evidente da quanto sopra, le tipologie di permesso per casi speciali e protezione speciale non riescono a coprire la gamma di situazioni di vulnerabilità garantite, in passato, attraverso il permesso di soggiorno per motivi umanitari, restando priva di tutela un’ampia fascia di soggetti deboli.

Nessuna possibilità

In futuro chi sarà inserito in percorsi di inserimento valutabili in precedenza ai fini della concessione del permesso umanitario, che possibilità avrà di ottenere un titolo di soggiorno ?

In pratica nessuno. 

Disincentivo all’ integrazione

Se queste categorie di permessi di soggiorno di fatto non coprono più le situazioni che fino ad oggi legittimavano il permesso umanitario, in pratica che succederà? 

Se l’inserimento sociale e lavorativo non potrà più costituire un parametro attraverso il quale giungere al rilascio di un permesso di soggiorno, vi sarà una maggiore emarginazione di questi soggetti e un forte disincentivo alla loro integrazione.

Inutilità del lavoro

Cosa succederà quindi ai soggetti che magari hanno ottenuto un lavoro in attesa del permesso ?

Come detto, alla scadenza del permesso per protezione sociale lo straniero, pur in possesso di un lavoro e di un adeguato reddito, dovrà lasciare il territorio nazionale (salvo sussista la possibilità di conversione in motivi di famiglia). Fra i limiti di questo permesso vi è infatti l’impossibilità di conversione in motivi di lavoro.

Aumento irregolari

In quest’ottica paradossalmente possiamo prevedere un aumento del numero degli irregolari senza alcuna possibilità di sanare la loro posizione amministrativa?

Certo. Il rischio è quello di un aumento esponenziale di soggetti che resteranno privi di un permesso di soggiorno e che, essendo impossibilitati per plurime e gravi ragioni a tornare nel Paese d’origine, diventeranno facile preda della criminalità organizzata.

L’accoglienza

I ragazzi in accoglienza a quali condizioni possono mantenere il regime dell’accoglienza? 

Gli SPRAR (oggi chiamati “Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati”) saranno limitati a coloro i quali avranno già ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato o la protezione sussidiaria (oltre che ai titolari dei permessi per casi speciali, per calamità, cure mediche, atti di particolare valore); mentre i richiedenti asilo potranno essere collocati soltanto in centri di prima accoglienza o in strutture temporaneeappositamente allestite con un’assistenza essenziale. In questo caso il richiedente dovrà essere privo di mezzi di sussistenza e non potrà neppure usufruire di corsi di formazione professionale messi a disposizione degli enti locali.

La figura dell’avvocato

Tu sei un avvocato che ha scelto di occuparsi di un aspetto della legge in questo momento molto discusso, tanto che Salvini sul Corriere della Sera ha descritto chi, come te, ha intrapreso questo settore, “una lobby di difensori d’ufficio che si sta arricchendo in una maniera inaccettabile sulla spesa dello stato”.Puoi spiegare in che cosa consiste il gratuito patrocinio per non cadere in equivoci?

Colui che faccia ricorso verso un provvedimento di diniego della protezione internazionale, vede riconosciuta la possibilità di essere ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato a determinati presupposti di legge, presupposti previsti a parità di condizioni con il cittadino italiano, fra i quali avere un reddito inferiore a 11.493,82. La domanda è poi valutato dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati competente e non automaticamente concessa, e potrà essere revocata in caso di modifica delle condizioni reddituali, e spesso anche nel caso in cui il giudice ritenga il ricorso infondato. Le notule degli avvocati inoltre parametrate sui minimi tariffari vengono liquidate a distanza di oltre un anno dalla conclusione del procedimento.

Il rifugiato

L’immigrato è in questo  momento  è visto, da buona parte della popolazione, con molta diffidenza perché i casi  che appartengono allo status di rifugiato sono molto pochi, come se chi decidesse di richiedere asilo lo facesse per motivi pretestuosi e non legati ad effettive violazioni dei diritti umani.

In realtà questo dato non tiene conto che oltre a coloro ai quali viene riconosciuto lo status di rifugiato, riconoscimento legato a presupposti assai stringenti, molti dei richiedenti asilo hanno ottenuto la protezione sussidiaria (o in precedenza la protezione umanitaria). Per cui il dato è sicuramente frutto di un parziale e fallace modo di affrontare la questione.

I porti

Legata al tema dell’immigrazione, l’attualità ci riporta alla scelta politica molto discussa del Ministro Salvini di chiudere i porti.

Non pare una via percorribile per raggiungere un’equa gestione dei flussi migratori fra gli Stati dell’Unione Europea. Ciò che appare evidente è invece la grave compromissione e violazioni dei diritti umani nei confronti di persone particolarmente vulnerabili (fra cui spesso minori) costretti a restare a bordo di una nave per ore o addirittura giorni.

Oltre a imbarcarsi verso le coste europee, quali altre possibilità potrebbero avere queste persone in cerca di aiuto umanitario? Spesso si è parlato di arrivi tramite Aerei. Quale è la tua opinione?

Senz’altro i c.d. “corridoi umanitari” costituiscono mezzi per l’ingresso in Italia di soggetti vulnerabili attraverso un sistema legale e sicuro, ma è impensabile che possano essere letti come strumenti alternativi e risolutivi dei problemi legati all’arrivo di migranti, non potendo rispondere neppure minimamente al forte flusso migratorio.

La scelta

Tra i vari aspetti che un avvocato può scegliere di affrontare , le questioni  legate dell’immigrazione sono sicuramente tra le più complesse e come ci hai spiegato anche mal retribuite. Perché hai scelto, ormai da molti anni, di intraprendere questa strada?

Come Calamandrei ci insegna “l’avvocato non può essere un puro logico, né un ironico scettico, l’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro angosce”.

Serena Ricciardulli

Serena Ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Scrive per Il Tirreno . Blogger di Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli.

Avvocato Valentina Abu Awwad

Avvocato del Foro di Pisa (2010), PhD in “Discipline penalistiche: diritto e procedura penale” (Università di Firenze, 2012).

Membro del Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Pisa (2015-2019).

Attualmente lavora nello studio AMD con sede in Pontedera, Piazza Martiri della Libertà, 20 e Milano, Piazza Duomo 20 e si occupa delle seguenti aree di attività: diritto penale e diritto dell’immigrazione.

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Prescrizione: ne sappiamo abbastanza? Video intervista al Presidente Ordine Avvocati di Livorno

Caffe molto molto lungo forse meglio zuccherato

Negli ultimi giorni non sentiamo che parlare di prescrizione. Lì`Italia sembra dipendere da questo tema da sciogliere. Non so voi ma in mio animo profondamente curioso mi ha obbligato a doverne sapere di più . Ringrazio l`Avvocato Spagnoli per la disponibilità e la pazienza nel chiarire a una non adatta ai lavori come me questo dibattuto tema. Spero possa essere utile anche a voi! Seguitemi sulla mia pagina Facebook …alla prossima!

Entrate nel link per guardare la video intervista

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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Dalla Libia alla Gran Bretagna, da Italia Viva alle prossime sfide elettorali: intervista all'Europarlamentare Nicola Danti.

Caffè ristretto

Continuano gli appuntamenti di Ogni Sere un Caffè e la politica. Dopo l’intervista all’On Romano (PD), incontriamo l’Europarlamentare Nicola Danti (Italia Viva). In una giornata, durante la quale ho seguito gli appuntamenti di Danti nel litorale Toscano per incontrare i sostenitori di Italia Viva, ho avuto la possibilità di intervistarlo su temi di politica estera ma anche sulla scelta di uscire dal Partito Democratico per entrare nel nuovo partito di Matteo Renzi. L’entusiasmo per questo nuovo progetto è molto alto, così come l’interesse del pubblico che ha partecipato attivamente agli incontri. Sperando di avere altre occasioni di scambio, ringrazio Danti per la disponibilità. Buon ascolto!

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Un caffè con l’On. Romano: dalla Gran Bretagna a Matteo Renzi, passando per le sardine, verso la prossima sfida elettorale.

Caffè’ espresso (senza zucchero)

Ho incontrato l’Onorevole Romano un pomeriggio a Livorno . Con il Deputato abbiamo discusso riguardo la situazione della Sinistra Italiana partendo dallo spunto dell’importante sconfitta del Laburisti in Gran Bretagna. Attraversando i temi delle nascita del movimento delle sardine fino a quello della tutela dell’ambiente, abbiamo cercato di spiegare il bisogno di partecipazione che, in questo momento storico, sembra avere la popolazione non solo italiana. Abbiamo inoltre affrontato il tema della frammentazione della Sinistra, specialmente in relazione all’uscita di Matteo Renzi dal PD per fondare Italia Viva. Infine, abbiamo approfondito il tema del linguaggio come espressione di una identità politica e programmatica, guardando alla sfida delle prossime elezioni regionali. Ringrazio l’Onorevole dandogli appuntamento dopo i prossimi appuntamenti elettorali .

La sconfitta dei Laburisti: riflessioni per la Sinistra italiana

Il movimento delle sardine tra passato e futuro

La Sinistra tra sviluppo e ambiente: il caso Solvay nel territorio toscano

Tra Matteo Renzi e la ricerca di un linguaggio efficace: la sfida elettorale del PD

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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L'industria chimica e l'ambiente . Ne parliamo con la professoressa Domenici Università di Pisa

caffe espresso

Il rapporto tra ambiente salute e industria è al centro del dibattito politico attuale. Casi come quello ILVA di Taranto hanno costretto l’opinione pubblica e la politica stessa a soffermarsi sull’impatto ambientale come raramente in passato. Per quanto riguarda in particolare l’industria chimica, il tema forse è ancora più difficile da affrontare. Pochi giorni, fa Report ha mandato in onda un servizio riguardante anche il territorio toscano, mettendo al centro dell’approfondimento l’industria chimica Solvay. Ovviamente la trasmissione ha suscitato molte reazioni da parte dell’opinione pubblica e anche molte domande. Per questo ho deciso di approfondire l’argomento intervistando un’esperta del settore di innegabile competenza. La professoressa Valentina Domenici, Associata del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa, ci spiegherà, infatti, il rapporto tra industria chimica e ambiente, partendo da approfondimenti storici indispensabili per capire il presente . Parleremo di impatto ambientale, impatto zero, sostenibilità e innovazione ma anche del processo Solvay. Mi piace infatti pensare che, solo con un confronto serio, possano essere trattati temi così delicati e che, proprio dal confronto, possa aumentare la consapevolezza dei limiti e possa nascere una crescita costruttiva. Mi piace pensare che, al di là delle risposte, non dobbiamo perdere la possibilità di farci domande, approfondire e cercare di non accontentarci della conoscenza che pensiamo di avere. Confrontarmi con Valentina è stato per me un arricchimento e spero lo sia anche per voi. E, ovviamente, apro in dibattito e aspetto i vostri commenti ma soprattutto le vostre domande!

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Maternità surrogata ne sappiamo abbastanza? Intervista ad Emanuela Lazzaroni Embriologa a New York.

Caffè’ lungo

Emanuela Lazzaroni, Ema per gli amici ama sottolineare, lucchese DOC trasferita a New York per quello che lei chiama “un colpo di testa.” Il richiamo di una città che fin da piccola ha amato è stato il motore per decidere di finire gli studi nella Grande Mela. Da Biologia a Pisa, tra le prime del suo Corso, si laurea presso Unter Collage della City University of New York per poi perfezionarsi in Embriologia e Andrologia Clinica. Dopo quella che definisce una “notevole gavetta”, adesso è una Senior Embryologist ed IVF Laboratoy Supervisor presso la “Global Fertility and Genetics ” prestigiosa clinica di Manhattan. Emanuela, madre di due splendide bambine, definisce il proprio lavoro come una missione. Con lei avremo occasione di approfondire il tema della procreazione assistita ma anche dell’utero in affitto, argomento molto poco trattato in Italia e ancora poco dibattuto politicamente. Avere il coraggio di parlare di temi così divisivi è indispensabile per essere cittadini consapevoli e per stimolare anche i nostri politici ad affrontare questi argomenti seriamente, al di sopra di contrapposizione politiche al solo fine propagandistico . Conoscere Emanuela è stato interessantissimo, confrontarmi con lei mi ha permesso di aumentare la mia consapevolezza e mi ha stimolato domande come spero possa succedere anche a voi. Chi sono queste donne chiamate madri surrogate? Perché fanno questa scelta? Quanto questa avanguardia medica è mossa dalla possibilità di fare Business? L’utero in affitto, o meglio definita maternità surrogata, è solo un’ esigenza di coppie omosessuali?

Attualmente in Italia, a differenza degli Stati Uniti, il comma 6 dell’art. 12 della legge 40 vieta questa pratica sostenendo che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

Ovviamente questo è un tema che non si può ridurre a un articolo in un blog o tantomeno a un’intervista, ma mi piace pensare che possa essere l’inizio per un dibattito consapevole che troverà democraticamente risposte diverse in ognuno di noi. Ma prima delle risposte troviamo le domande, quindi prendetevi qualche decina di minuti per conoscere Emanuela e il suo lavoro. Sperando che questa intervista possa stimolarvi, aspetto i vostri commenti e sopratutto le vostre domande!

serena ricciardulli

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un mondo da narrare

caffè macchiato caldo

Quotidianamente siamo pervasi da notizie, siamo abituati a scorrere il mondo con un semplice gesto del nostro indice, o pollice, a seconda degli stili, soffermandoci spesso, solo qualche secondo, su quanto ci stanno comunicando. E per pochi secondi intendo veramente pochi secondi. Facebook considera visualizzazione il soffermarsi più di tre secondi su un video senza neanche fare lo sforzo di un click, lo avete notato? Beh, per chi, come me ha scelto di fare della narrazione lo strumento centrale della propria professione, sono tempi duri. La psicoterapia e la scrittura, infatti, hanno un grande elemento che le accomuna, ed è proprio la forza della narrazione. Narrare per costruire noi stessi e narrare per indossare un paio di lenti che ci faranno costruire il mondo. Certo, in un mondo così veloce, tutto questo rischia di essere stantio e forse lo è. Tutta questa velocità ha prodotto grandi innovazioni, possibilità di connessioni, contatti e una infinita quantità di informazioni a disposizione, probabilmente molte di più di quante potemmo mai memorizzare e tantomeno comprendere. Ma, tutta questa velocità ci ha anche forzatamente chiuso in una comunicazione incisiva e poco profonda che ha permesso di scivolare nella scelta di stili narrativi shock, basati su una perturbazione emotiva” mordi e fuggi”. Facebook, twitter e company si sono dimostrati strumenti perfetti per questo stile narrativo, forzandoci in una quantità limitata di caratteri e quindi di concetti da poter esprimere. Inutile sottolineare il prezzo pagato dai giornali e dall’editoria in genere per i quali l’approfondimento è elemento portante. Purtroppo, questo tipo di narrazione ha anche aperto la strada a uno stile comunicativo ben presto scivolato in aggressività e rabbia. Come sia potuto succedere? Beh, basta conoscere un minimo di psicologia di base per sapere che la rabbia è un’emozione primaria e in generale una delle più facile da esprimere e provare. I bambini ci insegnano. Ovviamente la politica, in generale e qualcuno in particolare, ha cavalcato l’onda . Rabbia e non solo, una spruzzata di paura, altra emozione primaria, ed il gioco è fatto. Ma al di là delle ripercussioni politiche, quello che è successo è semplicemente che cambiando uno stile narrativo abbiamo iniziato a costruire il mondo diversamente. Da un mondo senza muri siamo arrivati a un mondo sempre più individualistico, da un mondo rivolto ai diritti umani, siamo arrivati a “aiutiamoli a casa loro”, da un mondo connesso siamo arrivati a “chiudiamo i porti”. La narrazione del mondo ha cambiato anche la narrazione di noi stessi. Pensare di cambiare tutto questo è forse utopistico ma la Cooperazione Internazionale mi ha insegnato che una goccia dopo l’altra può riempire un oceano e in questo blog metterò qualche goccia. Cercherò di narrare qualche frammento di mondo attraverso il mio essere donna e attraverso le donne che incontrò e delle quali parlerò. Sarà proprio la donna quindi il filo che tesserà la narrazione di questi caffè che sorseggeremo insieme, caffè diversi, emozioni diverse, narrazioni diverse, un paio di lenti diverse con le quali costruire il mondo. Benvenuti!

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