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Il sogno Americano dell'architetto che ha scelto New York

caffè macchiato caldo

Continuano le storie dei molti italiani a New York, storie che ho incontrato e che mi hanno colpito . Oggi vi farà conoscere ancora una volta una donna. Silvia Maffei è un architetto, uno dei tanti talenti italiani che hanno lasciato l’Italia per realizzarsi professionalmente. Parleremo con lei facendoci raccontare la sua storia, sedute su un roof newyorkese. Ed e proprio guardando quel meraviglioso skyline, che Silvia racconterà cosa vuol dire lavorare e vivere nella Grande Mela e i perché dello scegliere una vita all’estero, ma soprattutto la storia di un sogno .Una donna, una madre, determinata che la vita ha voluto premiare. Scoprite in che modo!

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Un caffè con l’On. Romano: dalla Gran Bretagna a Matteo Renzi, passando per le sardine, verso la prossima sfida elettorale.

Caffè’ espresso (senza zucchero)

Ho incontrato l’Onorevole Romano un pomeriggio a Livorno . Con il Deputato abbiamo discusso riguardo la situazione della Sinistra Italiana partendo dallo spunto dell’importante sconfitta del Laburisti in Gran Bretagna. Attraversando i temi delle nascita del movimento delle sardine fino a quello della tutela dell’ambiente, abbiamo cercato di spiegare il bisogno di partecipazione che, in questo momento storico, sembra avere la popolazione non solo italiana. Abbiamo inoltre affrontato il tema della frammentazione della Sinistra, specialmente in relazione all’uscita di Matteo Renzi dal PD per fondare Italia Viva. Infine, abbiamo approfondito il tema del linguaggio come espressione di una identità politica e programmatica, guardando alla sfida delle prossime elezioni regionali. Ringrazio l’Onorevole dandogli appuntamento dopo i prossimi appuntamenti elettorali .

La sconfitta dei Laburisti: riflessioni per la Sinistra italiana

Il movimento delle sardine tra passato e futuro

La Sinistra tra sviluppo e ambiente: il caso Solvay nel territorio toscano

Tra Matteo Renzi e la ricerca di un linguaggio efficace: la sfida elettorale del PD

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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L'industria chimica e l'ambiente . Ne parliamo con la professoressa Domenici Università di Pisa

caffe espresso

Il rapporto tra ambiente salute e industria è al centro del dibattito politico attuale. Casi come quello ILVA di Taranto hanno costretto l’opinione pubblica e la politica stessa a soffermarsi sull’impatto ambientale come raramente in passato. Per quanto riguarda in particolare l’industria chimica, il tema forse è ancora più difficile da affrontare. Pochi giorni, fa Report ha mandato in onda un servizio riguardante anche il territorio toscano, mettendo al centro dell’approfondimento l’industria chimica Solvay. Ovviamente la trasmissione ha suscitato molte reazioni da parte dell’opinione pubblica e anche molte domande. Per questo ho deciso di approfondire l’argomento intervistando un’esperta del settore di innegabile competenza. La professoressa Valentina Domenici, Associata del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa, ci spiegherà, infatti, il rapporto tra industria chimica e ambiente, partendo da approfondimenti storici indispensabili per capire il presente . Parleremo di impatto ambientale, impatto zero, sostenibilità e innovazione ma anche del processo Solvay. Mi piace infatti pensare che, solo con un confronto serio, possano essere trattati temi così delicati e che, proprio dal confronto, possa aumentare la consapevolezza dei limiti e possa nascere una crescita costruttiva. Mi piace pensare che, al di là delle risposte, non dobbiamo perdere la possibilità di farci domande, approfondire e cercare di non accontentarci della conoscenza che pensiamo di avere. Confrontarmi con Valentina è stato per me un arricchimento e spero lo sia anche per voi. E, ovviamente, apro in dibattito e aspetto i vostri commenti ma soprattutto le vostre domande!

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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Maternità surrogata ne sappiamo abbastanza? Intervista ad Emanuela Lazzaroni Embriologa a New York.

Caffè’ lungo

Emanuela Lazzaroni, Ema per gli amici ama sottolineare, lucchese DOC trasferita a New York per quello che lei chiama “un colpo di testa.” Il richiamo di una città che fin da piccola ha amato è stato il motore per decidere di finire gli studi nella Grande Mela. Da Biologia a Pisa, tra le prime del suo Corso, si laurea presso Unter Collage della City University of New York per poi perfezionarsi in Embriologia e Andrologia Clinica. Dopo quella che definisce una “notevole gavetta”, adesso è una Senior Embryologist ed IVF Laboratoy Supervisor presso la “Global Fertility and Genetics ” prestigiosa clinica di Manhattan. Emanuela, madre di due splendide bambine, definisce il proprio lavoro come una missione. Con lei avremo occasione di approfondire il tema della procreazione assistita ma anche dell’utero in affitto, argomento molto poco trattato in Italia e ancora poco dibattuto politicamente. Avere il coraggio di parlare di temi così divisivi è indispensabile per essere cittadini consapevoli e per stimolare anche i nostri politici ad affrontare questi argomenti seriamente, al di sopra di contrapposizione politiche al solo fine propagandistico . Conoscere Emanuela è stato interessantissimo, confrontarmi con lei mi ha permesso di aumentare la mia consapevolezza e mi ha stimolato domande come spero possa succedere anche a voi. Chi sono queste donne chiamate madri surrogate? Perché fanno questa scelta? Quanto questa avanguardia medica è mossa dalla possibilità di fare Business? L’utero in affitto, o meglio definita maternità surrogata, è solo un’ esigenza di coppie omosessuali?

Attualmente in Italia, a differenza degli Stati Uniti, il comma 6 dell’art. 12 della legge 40 vieta questa pratica sostenendo che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

Ovviamente questo è un tema che non si può ridurre a un articolo in un blog o tantomeno a un’intervista, ma mi piace pensare che possa essere l’inizio per un dibattito consapevole che troverà democraticamente risposte diverse in ognuno di noi. Ma prima delle risposte troviamo le domande, quindi prendetevi qualche decina di minuti per conoscere Emanuela e il suo lavoro. Sperando che questa intervista possa stimolarvi, aspetto i vostri commenti e sopratutto le vostre domande!

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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Anna imprenditrice italiana a New York. Da Teggiano a Williamsburg al ristorante "la Nonna".

caffè americano

La prima delle tante donne che voglio presentarvi è un’imprenditrice e per farlo dobbiamo volare in un altro Continente. Durante il mio viaggio a New York per la presentazione del mio romanzo, ho avuto l’occasione di conoscere molti italoamericani, molti di loro imprenditori uomini e donne. Anna Morena mi ha colpita molto e per questo vorrei farvela conoscere. La storia di Anna inizia a Teggiano in Lucania https://it.wikipedia.org/wiki/Teggiano un paese arroccato nel sud Italia che consiglio di visitare come uno dei tanti gioielli che la nostra terra ha e che, troppo poco, conosciamo.

La famiglia di Anna si trasferì a New York già dagli anni sessanta e nei prossimi articoli vi racconterò un pezzo di storia di questa emigrazione che ha caratterizzato Italia. Ma torniamo a questa donna imprenditrice. Negli ultimi mesi sono nate molte polemiche su che tipo di domande fare alle donne che lavorano. Sembra esserci un rifiuto di tutte quelle domande che riguardano la conciliazione vita lavorativa e vita familiare. Onestamente, pur essendo una donna molto attenta ai diritti e alla parità uomo donna, ritengo questa polemica inutile ma anche controproducente, in quanto sottolinea una contrapposizione della donna all’uomo e viceversa, che non credo sia utile. Mi piace pensare più alla sfida di una contaminazione delle diversità più che a costruire muri difensivi. Forse sarò controcorrente e la mia sarà una visione non condivisa, ma inizio a essere satura delle lotte di contrapposizione e voglio scommettere invece nella cooperazione e la contaminazione delle differenze. In questa intervista quindi Anna ci racconterà anche e non solo, come una madre di due figli possa dirigere un Ristorate come il suo, in una delle zone più di moda della Grande Mela e come lo spirito italiano nell’incontro multiculturale sia uno dei punti forza dello scegliere di aprire un’attività proprio a Williamsburg https://it.wikipedia.org/wiki/Williamsburg_(Brooklyn) . Questo quartiere al di là del Hudson è stata una scommessa per Anna e suo marito, lo chef del loro Ristorante “La Nonna”, una piccola Italia a New York.

Ho scelto di intervistare Anna e di intervistarla in quanto donna, per farmi raccontare da una donna questa parte di New York e di chi l’ha scelta per aprire un’attività. Mi piace pensare infatti che la scommessa vera non sia selezionare delle domande identiche tra uomini e donne ma riuscire ad avere le stesse opportunità.

Adesso vi lascio ad Anna, sono sicura anche vi incanterà come ha fatto con me, nel suo essere autenticamente donna imprenditrice italoamericana.

Serena Ricciardulli

Serena Ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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Pang’ono Pang’ono ODV in Malawi: ci presentiamo!!!

caffè macchiato caldo

Un piccolo assaggio di quello che con Pangono Pangono ODV (https://www.pangono.org) stiamo preparando. Da venti anni Marco, Michela, Anna e Alessandro, diventati poi un gruppo più grande di amici, si occupano di Malawi e Bangladesh . Con loro, qualche mese fa sono partita per andare a conoscere questo frammento di Africa e iniziare a raccontala. Piano piano cercheremo di farlo attraverso una narrazione fatta di video ma non solo. Una narrazione che avverrà anche attraverso le donne del Malawi che ho conosciuto. Ma intanto presentiamoci! Seguiteci……https://www.youtube.co

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un mondo da narrare

caffè macchiato caldo

Quotidianamente siamo pervasi da notizie, siamo abituati a scorrere il mondo con un semplice gesto del nostro indice, o pollice, a seconda degli stili, soffermandoci spesso, solo qualche secondo, su quanto ci stanno comunicando. E per pochi secondi intendo veramente pochi secondi. Facebook considera visualizzazione il soffermarsi più di tre secondi su un video senza neanche fare lo sforzo di un click, lo avete notato? Beh, per chi, come me ha scelto di fare della narrazione lo strumento centrale della propria professione, sono tempi duri. La psicoterapia e la scrittura, infatti, hanno un grande elemento che le accomuna, ed è proprio la forza della narrazione. Narrare per costruire noi stessi e narrare per indossare un paio di lenti che ci faranno costruire il mondo. Certo, in un mondo così veloce, tutto questo rischia di essere stantio e forse lo è. Tutta questa velocità ha prodotto grandi innovazioni, possibilità di connessioni, contatti e una infinita quantità di informazioni a disposizione, probabilmente molte di più di quante potemmo mai memorizzare e tantomeno comprendere. Ma, tutta questa velocità ci ha anche forzatamente chiuso in una comunicazione incisiva e poco profonda che ha permesso di scivolare nella scelta di stili narrativi shock, basati su una perturbazione emotiva” mordi e fuggi”. Facebook, twitter e company si sono dimostrati strumenti perfetti per questo stile narrativo, forzandoci in una quantità limitata di caratteri e quindi di concetti da poter esprimere. Inutile sottolineare il prezzo pagato dai giornali e dall’editoria in genere per i quali l’approfondimento è elemento portante. Purtroppo, questo tipo di narrazione ha anche aperto la strada a uno stile comunicativo ben presto scivolato in aggressività e rabbia. Come sia potuto succedere? Beh, basta conoscere un minimo di psicologia di base per sapere che la rabbia è un’emozione primaria e in generale una delle più facile da esprimere e provare. I bambini ci insegnano. Ovviamente la politica, in generale e qualcuno in particolare, ha cavalcato l’onda . Rabbia e non solo, una spruzzata di paura, altra emozione primaria, ed il gioco è fatto. Ma al di là delle ripercussioni politiche, quello che è successo è semplicemente che cambiando uno stile narrativo abbiamo iniziato a costruire il mondo diversamente. Da un mondo senza muri siamo arrivati a un mondo sempre più individualistico, da un mondo rivolto ai diritti umani, siamo arrivati a “aiutiamoli a casa loro”, da un mondo connesso siamo arrivati a “chiudiamo i porti”. La narrazione del mondo ha cambiato anche la narrazione di noi stessi. Pensare di cambiare tutto questo è forse utopistico ma la Cooperazione Internazionale mi ha insegnato che una goccia dopo l’altra può riempire un oceano e in questo blog metterò qualche goccia. Cercherò di narrare qualche frammento di mondo attraverso il mio essere donna e attraverso le donne che incontrò e delle quali parlerò. Sarà proprio la donna quindi il filo che tesserà la narrazione di questi caffè che sorseggeremo insieme, caffè diversi, emozioni diverse, narrazioni diverse, un paio di lenti diverse con le quali costruire il mondo. Benvenuti!

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