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Il Decreto Sicurezza: punto per punto con l`Avv. Abu Awwad per poter riaffrontare l`argomento consapevolmente.

un caffè lungo amaro riscaldato

Con un format diverso ripropongo un articolo scritto esattamente un anno fa per http://www.wipradio.it, per il quale tenevo un blog https://www.wipradio.it/author/serenaricciardulli/ e che vi invito a vistare. Prima di riaprire l`argomento mi piace ripartire da un inquadramento che ne descriva lo stato dell'arte e che possa poi farci riflettere su cosa l'avvocato prevedeva sarebbe successo.Uscendo dalla tifoseria politica cerchiamo di saperne di più per riaffrontare questo tema una consapevolezza.

La storia siamo noi

Normalmente leghiamo la storia al passato, fatti accaduti che studiamo per capire meglio il presente. Iniziamo dall’Era Preistorica e finiamo più o meno al dopoguerra se siamo fortunati. Ma “la storia siamo noi” ci racconta De Gregori “la gente è la storia” “siamo noi padri e figli”.
Questa intervista all’avvocato Valentina Abu Awwad nasce proprio da questa consapevolezza. Stiamo tracciando una stringa della storia che servirà poi a insegnare qualcosa a chi la studierà tra qualche manciata di decine di anni. Per questo è necessario capire, farsi domande, approfondire dopo di che  potremo decidere cosa ne pensiamo, ma con la certezza che apparteniamo alla storia e ne siamo responsabili.

Il Decreto Legge Sicurezza

Quali sono i cambiamenti più rilevanti, in materia di immigrazione,  del Decreto-Legge 4 ottobre 2018?

Le principali modifiche concernono da un lato, la cittadinanza, la protezione internazionale, il prolungamento (o meglio raddoppiamento da 90 a 180 giorni) della durata massima del periodo di trattenimento nei centri di permanenza per il rimpatrio, il sistema di accoglienza del richiedente asilo; dall’altro lato, la materia della sicurezza pubblica, il contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa.

Rispetto alla cittadinanza, si evidenzia (oltre all’aumento dell’importo del contributo passato da €200 a €250), l’allungamento dei tempi previsti per la conclusione del procedimento: passato da 2 anni a 4 anni sia per la domanda di cittadinanza italianaper residenza che per matrimonio e l’abrogazione dell’art. 8, comma 2 l. 91/1992 che precludeva l’emanazione di un decreto di rigetto quando dalla data di presentazione della domanda (corredata dalla documentazione necessaria) fossero decorsi due anni (c.d. silenzio assenso). Pertanto, ad oggi le domande di cittadinanza potranno essere rigettate anche trascorso il termine di 4 anni.

Il diritto di cittadinanza

Che cosa comporta da un punto di vista pratico aver allungato da 2 a 4 anni il tempo di risposta alla diritto cittadinanza?

L’eccessivo allungamento dei tempi, tra i vari inconvenienti, determina il rischio concreto che i figli minori di anni 14 che, in passato, decorsi due anni, potevano ottenere la cittadinanza italiana dal genitore, potrebbero divenire nel frattempo maggiorenni ed essere così costretti a iniziare nuovamente  l’iter amministrativo, aspettando in concreto 6 anni in più del tempo impiegato in precedenza.

L’effetto retroattivo

Si parla di effetto retroattivo. In che senso? 

Per quanto concerne l’aspetto dell’allungamento dei termini, tale previsione si applicherà anche ai procedimenti in corso al momento dell’entrata in vigore del decreto, con evidenti dubbi di legittimità costituzionale.

Lo stato dell’arte prima del decreto Sicurezza

Prima del decreto quali erano le tipologie di  permesso alle quali poteva aspirare chi fuggiva da paesi con violazioni dei diritti umani?

Nel nostro sistema era beneficiario della protezione internazionale colui al quale era stato riconosciuto lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria. 

Il rifugiato

Lo status di rifugiato poteva essere riconosciuto a coloro che in base all’art. 1 della Convenzione di Ginevra avessero il timore fondato di essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica.

La protezione sussidiaria

Risultavano invece meritevoli di protezione sussidiaria coloro nei quali confronti sussistessero fondati motivi per ritenere che, in caso di ritorno nel Paese d’origine, fossero stati esposti al rischio di un danno grave ai sensi dell’art. 2 del d.Lgs. n. 251/2007, rischio rappresentato da una condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte; dalla tortura od altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente nel suo Paese d’origine; o dalla minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.

La protezione umanitaria

Oltre a tali tipologie di permesso di soggiorno, aveva assunto sempre maggior rilievo il riconoscimento della protezione umanitaria di cui agli artt. 5, co. 6 e 19 co. 1 D. Lgs. 286/98. Tale permesso consentiva infatti di dare riconoscimento a situazioni di vulnerabilità diverse da quelle per cui è prevista la protezione internazionale e qualificabili come umanitarie. Ad esempio in giurisprudenza si è giunti a considerare rilevanti, al fine del riconoscimento della tutela umanitaria, il processo di integrazione compiuto in Italia dalla straniero, tenuto conto del percorso di alfabetizzazione e lavorativo unitamente alla situazione di grave emarginazione in cui lo straniero si sarebbe trovato in caso di rientro in patria, in considerazione della necessità di un nuovo radicamento e della difficoltà di esercizio di diritti fondamentali.

I casi speciali

Questo decreto introduce, però, ulteriori tipologie di permesso. Che cosa sono i casi speciali?

Sono stati introdotte o semplicemente modificate alcune tipologie di permesso di soggiorno. Più precisamente, nella dicitura “casi speciali” rientrano i permessi di soggiorno per protezione sociale (art. 18 TUImm), vittime di violenza domestica (art. 18 bis TUImm) e sfruttamento lavorativo (art. 22, comma 12 quater TUImm); permessi già in precedenza contemplati dal Testo Unico dell’Immigrazione.

Permessi introdotti

Inoltre sono stati introdotti permessi per calamità naturale (art. 20 bis TUImm), atti di particolare valore civile (art. 42 bis TUImm), cure mediche e protezione specialeex art. 32, comma 3, d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25. In particolare, soffermandoci su quest’ultimo permesso, occorre evidenziare come  ricomprenda le situazioni di coloro che, pur non rientrando né nella protezione internazionale né in quella sussidiaria, non potrebbero essere respinti in quanto inespellibili (nello Stato rischierebbero di essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali), ovvero di essere sottoposti a tortura, tenendo conto anche dell’esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani). Si tratta di un permesso rilasciato dal Questore, su richiesta della Commissione territoriale, di durata di un anno (rinnovabile su parere della Commissione) ma espressamente non convertibile in motivi di lavoro.

Il permesso umanitario?

E per quanto riguarda specificatamente il permesso umanitario?

È stato eliminato il permesso umanitario, mediante l’abrogazione dell’art. 5, co. 6 TUImm e dell’art. 31, comma 3, D.lgs. 25/2008.

Quindi cosa succede a chi aveva già ottenuto il permesso umanitario?

Nella fase transitoria, coloro che alla data di entrata in vigore del decreto legge erano titolari di permesso umanitario, non convertito in altre tipologie, ottengono un permesso per protezione speciale, ossia un permesso con i limiti sopra evidenziati, in riferimento alla necessità di ottenere un previo parere della Commissione in fase di rinnovo e in ordine alla non conversione in motivi di lavoro; mentre coloro rispetto ai quali alla data di entrata in vigore del decreto legge la Commissione aveva riconosciuto motivi umanitari, otterranno un permesso per casi speciali della durata di due anni convertibile per motivi di lavoro a cui alla scadenza tornerà ad applicarsi la disciplina della protezione speciale.

Le conseguenze

Mancanza di tutela

Cosa è cambiato con il venir meno del permesso umanitario?

Come evidente da quanto sopra, le tipologie di permesso per casi speciali e protezione speciale non riescono a coprire la gamma di situazioni di vulnerabilità garantite, in passato, attraverso il permesso di soggiorno per motivi umanitari, restando priva di tutela un’ampia fascia di soggetti deboli.

Nessuna possibilità

In futuro chi sarà inserito in percorsi di inserimento valutabili in precedenza ai fini della concessione del permesso umanitario, che possibilità avrà di ottenere un titolo di soggiorno ?

In pratica nessuno. 

Disincentivo all’ integrazione

Se queste categorie di permessi di soggiorno di fatto non coprono più le situazioni che fino ad oggi legittimavano il permesso umanitario, in pratica che succederà? 

Se l’inserimento sociale e lavorativo non potrà più costituire un parametro attraverso il quale giungere al rilascio di un permesso di soggiorno, vi sarà una maggiore emarginazione di questi soggetti e un forte disincentivo alla loro integrazione.

Inutilità del lavoro

Cosa succederà quindi ai soggetti che magari hanno ottenuto un lavoro in attesa del permesso ?

Come detto, alla scadenza del permesso per protezione sociale lo straniero, pur in possesso di un lavoro e di un adeguato reddito, dovrà lasciare il territorio nazionale (salvo sussista la possibilità di conversione in motivi di famiglia). Fra i limiti di questo permesso vi è infatti l’impossibilità di conversione in motivi di lavoro.

Aumento irregolari

In quest’ottica paradossalmente possiamo prevedere un aumento del numero degli irregolari senza alcuna possibilità di sanare la loro posizione amministrativa?

Certo. Il rischio è quello di un aumento esponenziale di soggetti che resteranno privi di un permesso di soggiorno e che, essendo impossibilitati per plurime e gravi ragioni a tornare nel Paese d’origine, diventeranno facile preda della criminalità organizzata.

L’accoglienza

I ragazzi in accoglienza a quali condizioni possono mantenere il regime dell’accoglienza? 

Gli SPRAR (oggi chiamati “Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati”) saranno limitati a coloro i quali avranno già ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato o la protezione sussidiaria (oltre che ai titolari dei permessi per casi speciali, per calamità, cure mediche, atti di particolare valore); mentre i richiedenti asilo potranno essere collocati soltanto in centri di prima accoglienza o in strutture temporaneeappositamente allestite con un’assistenza essenziale. In questo caso il richiedente dovrà essere privo di mezzi di sussistenza e non potrà neppure usufruire di corsi di formazione professionale messi a disposizione degli enti locali.

La figura dell’avvocato

Tu sei un avvocato che ha scelto di occuparsi di un aspetto della legge in questo momento molto discusso, tanto che Salvini sul Corriere della Sera ha descritto chi, come te, ha intrapreso questo settore, “una lobby di difensori d’ufficio che si sta arricchendo in una maniera inaccettabile sulla spesa dello stato”.Puoi spiegare in che cosa consiste il gratuito patrocinio per non cadere in equivoci?

Colui che faccia ricorso verso un provvedimento di diniego della protezione internazionale, vede riconosciuta la possibilità di essere ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato a determinati presupposti di legge, presupposti previsti a parità di condizioni con il cittadino italiano, fra i quali avere un reddito inferiore a 11.493,82. La domanda è poi valutato dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati competente e non automaticamente concessa, e potrà essere revocata in caso di modifica delle condizioni reddituali, e spesso anche nel caso in cui il giudice ritenga il ricorso infondato. Le notule degli avvocati inoltre parametrate sui minimi tariffari vengono liquidate a distanza di oltre un anno dalla conclusione del procedimento.

Il rifugiato

L’immigrato è in questo  momento  è visto, da buona parte della popolazione, con molta diffidenza perché i casi  che appartengono allo status di rifugiato sono molto pochi, come se chi decidesse di richiedere asilo lo facesse per motivi pretestuosi e non legati ad effettive violazioni dei diritti umani.

In realtà questo dato non tiene conto che oltre a coloro ai quali viene riconosciuto lo status di rifugiato, riconoscimento legato a presupposti assai stringenti, molti dei richiedenti asilo hanno ottenuto la protezione sussidiaria (o in precedenza la protezione umanitaria). Per cui il dato è sicuramente frutto di un parziale e fallace modo di affrontare la questione.

I porti

Legata al tema dell’immigrazione, l’attualità ci riporta alla scelta politica molto discussa del Ministro Salvini di chiudere i porti.

Non pare una via percorribile per raggiungere un’equa gestione dei flussi migratori fra gli Stati dell’Unione Europea. Ciò che appare evidente è invece la grave compromissione e violazioni dei diritti umani nei confronti di persone particolarmente vulnerabili (fra cui spesso minori) costretti a restare a bordo di una nave per ore o addirittura giorni.

Oltre a imbarcarsi verso le coste europee, quali altre possibilità potrebbero avere queste persone in cerca di aiuto umanitario? Spesso si è parlato di arrivi tramite Aerei. Quale è la tua opinione?

Senz’altro i c.d. “corridoi umanitari” costituiscono mezzi per l’ingresso in Italia di soggetti vulnerabili attraverso un sistema legale e sicuro, ma è impensabile che possano essere letti come strumenti alternativi e risolutivi dei problemi legati all’arrivo di migranti, non potendo rispondere neppure minimamente al forte flusso migratorio.

La scelta

Tra i vari aspetti che un avvocato può scegliere di affrontare , le questioni  legate dell’immigrazione sono sicuramente tra le più complesse e come ci hai spiegato anche mal retribuite. Perché hai scelto, ormai da molti anni, di intraprendere questa strada?

Come Calamandrei ci insegna “l’avvocato non può essere un puro logico, né un ironico scettico, l’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro angosce”.

Serena Ricciardulli

Serena Ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Scrive per Il Tirreno . Blogger di Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli.

Avvocato Valentina Abu Awwad

Avvocato del Foro di Pisa (2010), PhD in “Discipline penalistiche: diritto e procedura penale” (Università di Firenze, 2012).

Membro del Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Pisa (2015-2019).

Attualmente lavora nello studio AMD con sede in Pontedera, Piazza Martiri della Libertà, 20 e Milano, Piazza Duomo 20 e si occupa delle seguenti aree di attività: diritto penale e diritto dell’immigrazione.

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Un nuovo confronto interessante con due giovani ragazze del Malawi.Vi ricordate di loro?Questa volta parleremo di un tema di grandissima attualità.

Caffe lungo tiepido

Incontrare i giovani è sempre una crescita. I loro sguardi al mondo mi fanno sempre riflettere. Ma queste due giovani ragazze mi sono rimaste nel cuore e nella mente. Vi ricordate di loro? Le avete già incontrate qualche settimana fa in una video intervista https://ognisereuncaffe.com/2020/01/21/un-pomeriggio-con-due-giovani-donne-dafrica-essere-donna-in-malawi/. Beh, dopo il primo incontro, sono voluta tornare da loro perché una domanda che non avevo fatto mi era rimasta in testa e, si sa, noi psicoterapeuti non possiamo proprio lasciare le questioni a metà! Non perdetevi questo secondo incontro perché sono sicura che vi colpirà proprio come è successo a me. Ma ora non voglio aggiungere altro se non ….Buona visione!

serena ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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Un pomeriggio con due giovani donne d’Africa: essere donna in Malawi.

caffe lungo

Durante il mio viaggio con Pang’ono Pang’ono odv in Malawi, ho conosciuto molte donne che mi piace poter raccontare. Non vi nascondo quanto queste due giovani sorelle mi abbiano emozionata. Ho trascorso due pomeriggi con loro, durante i quali mi hanno ospitata nella loro casa con fratelli, nipoti e genitori e mi hanno cucinato un buonissimo pranzo. Durante l’intervista, nata in maniera spontanea, sentirete molti rumori di fondo che, anche se forse in certi momenti disturbanti, vi daranno uno spaccato realistico del luogo nel quale queste frizzanti ragazze vivano. Sedute sulla soglia di casa, una casa di pregio per la normalità delle abitazioni malawiane, si racconteranno rispondendo alle mie domande di donna europea, così diversa da loro ma anche, forse, per molti versi simile. Con l’aiuto di Rodrik, preziosissimo mediatore culturale che mi ha accompagnato in tutti i miei incontri in Malawi, ascolterete il racconto del loro mondo. Queste due sorelle hanno avuto la possibilità di studiare, almeno a livello di scuole che possiamo paragonare alle nostre superiori professionali e avrebbero voluto studiare ancora, ma rappresentano comunque già un buon esempio di educazione scolastica per lo Stato del del Malawi. La loro sete di conoscenza mi ha commossa e il loro sorriso mi ha contagiata e insegnato molto. Vi lascio al loro sguardo curioso al mondo e ai loro sogni, con la speranza che possa esserci un modo diverso di parlare di donne che discutere su una conferenza stampa di Sanremo. Mi piace pensare che per palare di donna si possa usare linguaggi diversi che possano stimolare riflessioni diverse. Mi piace pensare che lo sguardo della donna possa essere importante per una lettura del mondo diversa. Mi piace pensare che il cambiamento nasca sempre da un incontro e che quando sono le donne ad incontrarsi la forza del cambiamento sia maggiore. Buona visione, in attesa di un altro importante pomeriggio con queste due meravigliose ragazze. Seguiteci!

Serena Ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di Ogni Sere un caffè. Iscriviti attraverso la pagina Facebook Ogni sere un caffè blog di Serena Ricciardulli https://www.facebook.com/ognisereuncaffe/?modal=admin_todo_tour

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Linguaggio, pensiero e psicologia. L'incontro con lo scrittore Marco Malvaldi

Un ponce alla livornese e un caffè pisano.

Lo ammetto, Marco Malvaldi, oltre ad essere uno scrittore famoso e un pensatore curioso, è un caro amico. Confrontarmi con lui è sempre un piacere. La sua genialità mi trascina ogni volta e stimola ragionamenti che mi arricchiscono. Uno degli argomenti sul quale amo discutere con lui è il tema del linguaggio che, in quanto entrambi scrittori ( lui decisamente molto più bravo di me) risulta centrale. Ma Marco è anche un buon conoscitore del mio campo di studi, la psicologia. La sua mente scientifica di chimico, ben si sposa con lo studio della psicologia e il suo uso del linguaggio rende concetti complessi di facile comprensione. In questo divertente incontro spazieremo da pensiero a linguaggio arrivando a un tema di grande attualità. Non perdetevi questa video intervista, perché ascoltare “il Malvaldi” vale sempre la pena, nonostante sia un inguaribile pisano…ma quando le diversità si incontrano di solito nasce qualcosa di speciale.

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Violenza sulle donne :i giovanissimi possono essere la risposta .

Caffè espresso.

Parlare di violenza sulle donne è difficile. Ieri le iniziative sono state molte, ogni anno di più e questo è decisamente un bene. E’ un bene sentire non solo il dovere ma anche l’obbligo morale di occuparsi di questo tema che il nostro Presidente della Repubblica, proprio ieri, ha definito ” emergenza pubblica”. Una donna su tre ha subito qualche tipo di violenza. Questo dato rimbalza in articoli, interviste, inchieste, un dato shock che con un linguaggio chiaro ci inchioda a riflettere https://www.wipradio.it/2018/02/25/femminicidio/ . La verità è che parlare di violenza sulle donne è difficile perché, nonostante il quotidiano ci racconti fatti di cronaca a riguardo costantemente, la percezione che, infondo, non ci tocchi personalmente è ancora molto forte. Del resto, tutto questo è anche facilmente spiegabile con la nostra modalità di funzionamento di pensiero. Perché avvenga un vero apprendimento deve avvenire un cambiamento nel nostro ragionare. Ma noi siamo programmati per durare meno fatica possibile e il cambiamento richiede uno sforzo che, in gergo tecnico, si chiama dissonanza cognitiva. In pratica deve avvenire una perturbazione, con una forza, anche emotiva, che possa farci cambiare idea. Ma non dovrebbe essere scontato pensare che la violenza sulle donne sia sbagliata? Su che cosa dovremmo allora cambiare idea? Beh, questa è la vera sfida, il vero obiettivo. Spesso, infatti , le iniziative su questo tema sono mirate a sottolineare solamente la gravità della violenza e vedono partecipare sempre le solite persone che non hanno bisogno di sforzarsi a cambiare idea. Se proprio devo essere sincera, certe volte queste iniziative hanno anche l’effetto opposto, allontanando o non facendosi avvicinare da chi invece dovrebbe. Forse paghiamo ancora il prezzo per un movimento, quello femminista, importante e fondamentale ma che oggi non può più esistere nelle stesse modalità. Scarpe rosse, abiti rossi, scialli rossi non bastano, per cambiare qualcosa è necessario che avvenga, o meglio si completi, un vero e proprio cambiamento socioculturale intorno al ruolo della donna nella nostra società, perché la “giornata mondiale contro la violenza sulle donne” rappresenti qualcosa di diverso da una giornata della memoria delle vittime. Come fare ? Ieri ne ho avuto un assaggio.

La sfida sono i giovanissimi

Ieri mattina, grazie a un’ iniziativa del Terziario Donna, ho avuto l’occasione e anche la responsabilità di incontrare gli alunni delle terze quarte e quinte della scuola superiore Vespucci a Livorno, la mia città, sul tema della violenza sulle donne .https://www.quilivorno.it/news/cronaca/terziario-donna-confcommercio-al-vespucci-per-dire-no-alla-violenza-di-genere/

 Non nascondo l’emozione di trovarmi davanti una platea formata da  così tanti giovani. Ma che linguaggio usare? Come arrivare a questi ragazzi? Come  poterli coinvolgere? Come far loro sentire il tema della violenza delle donne come una loro responsabilità? Mi sono rivista seduta in assemblee durante il mio liceo e ho ricordato la sensazione di quel divario con gli adulti tipico dell’adolescenza e ,forse, anche della società stessa. Quando ho chiesto a questi ragazzi quali fossero i loro mezzi di informazione e comunicazione la difficoltà è stata palese. Non leggono i giornali, come noi del resto alla loro età ,  non hanno neanche Twitter, che ormai è un cult  per noi adulti, qualcuno di loro, solo circa la metà, usa Facebook e assolutamente tutti utilizzano  Instagram. Come poter arrivare quindi a questi ragazzi che usano un social  dove la parola non c è’ ?

Ho rischiato. Ho messo loro in mano un monologo brave, scritto in un’altra occasione sempre nell’ambito della violenza sulle donne e l’ho fatto leggere a dei ragazzi, dei giovani uomini che si sono presi la responsabilità in prima persona di raccontare le donne. Non vi nascondo l‘emozione mia, della platea, di questi ragazzi e di noi adulti . Per qualche minuto il divario generazionale era sparito e tutti insieme stavamo provando le stesse emozioni. Attraverso la parola e la narrazione stava avvenendo un cambiamento. Quella parola, quella narrazione, con la voce di quei giovani uomini che disegneranno il nostro futuro, avevano messo in atto un processo emotivo e cognitivo. Questa è stata la vera dissonanza cognitiva: noi adulti e loro giovanissimi con un linguaggio di contaminazione tra le mie parole e il loro modo di parlare, di comunicare.

Mi piace pensare

E se non fossero allora i giovani, come spesso semplificando sentenziamo, ad essere inconsapevoli superficiali e ignoranti? E se forse sbagliassimo noi adulti a scegliere il linguaggio da usare? Queste ragazze e questi ragazzi hanno bisogno di un linguaggio nel quale sentano di poter stare, e di poter avere uno spazio per esprimersi e noi adulti abbiamo il dovere di spendere tempo con loro per ascoltarli. Parlare di violenza sulla donna senza avere la consapevolezza e il rispetto di capire che loro sono il nostro futuro non serve a niente e trasforma il 25 Novembre in una delle tante ricorrenze, inchiodandoci in un clima di impotenza verso il cambiamento . Questi giovani uomini e donne saranno gli uomini e le donne che potranno avere l’ occasione di cambiare questa società. Solo con loro potremo veramente combattere contro la violenza sulle donne, con l’idea che non può bastare parlarne ma ci vuole il coraggio di trasformare una società, ancora culturalmente non pronta, ad una vera e propria parità di genere. “ Ci vuole coraggio per essere felici” scriveva la Blixen, e il coraggio dobbiamo averlo nel cambiare un sistema che, ancora oggi, vede la donna in una situazione di disparità. Ci vuole coraggio a spiegare che l’uomo e la donna non sono uguali ma che la scommessa e’ quella di un’ accettazione di diversità che possono diventare risorse. Per questo credo che per parlare di donne non siano sufficienti le donne, per parlare donne abbiamo bisogno degli uomini . Mi piace pensare che le parole possano essere ancora il motore di tutto e che il linguaggio possa essere quel ponte che unisce il divario. Mi piace pensare che quei ragazzi che ho conosciuto ieri mattina possano essere la nostra occasione. Mi piace pensare che probabilmente abbiamo molto da imparare da loro.Mi piace pensare che quei ragazzi e quelle ragazze possano costruire un mondo migliore di quello che stiamo lasciando loro.

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