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un mondo da narrare

caffè macchiato caldo

Quotidianamente siamo pervasi da notizie, siamo abituati a scorrere il mondo con un semplice gesto del nostro indice, o pollice, a seconda degli stili, soffermandoci spesso, solo qualche secondo, su quanto ci stanno comunicando. E per pochi secondi intendo veramente pochi secondi. Facebook considera visualizzazione il soffermarsi più di tre secondi su un video senza neanche fare lo sforzo di un click, lo avete notato? Beh, per chi, come me ha scelto di fare della narrazione lo strumento centrale della propria professione, sono tempi duri. La psicoterapia e la scrittura, infatti, hanno un grande elemento che le accomuna, ed è proprio la forza della narrazione. Narrare per costruire noi stessi e narrare per indossare un paio di lenti che ci faranno costruire il mondo. Certo, in un mondo così veloce, tutto questo rischia di essere stantio e forse lo è. Tutta questa velocità ha prodotto grandi innovazioni, possibilità di connessioni, contatti e una infinita quantità di informazioni a disposizione, probabilmente molte di più di quante potemmo mai memorizzare e tantomeno comprendere. Ma, tutta questa velocità ci ha anche forzatamente chiuso in una comunicazione incisiva e poco profonda che ha permesso di scivolare nella scelta di stili narrativi shock, basati su una perturbazione emotiva” mordi e fuggi”. Facebook, twitter e company si sono dimostrati strumenti perfetti per questo stile narrativo, forzandoci in una quantità limitata di caratteri e quindi di concetti da poter esprimere. Inutile sottolineare il prezzo pagato dai giornali e dall’editoria in genere per i quali l’approfondimento è elemento portante. Purtroppo, questo tipo di narrazione ha anche aperto la strada a uno stile comunicativo ben presto scivolato in aggressività e rabbia. Come sia potuto succedere? Beh, basta conoscere un minimo di psicologia di base per sapere che la rabbia è un’emozione primaria e in generale una delle più facile da esprimere e provare. I bambini ci insegnano. Ovviamente la politica, in generale e qualcuno in particolare, ha cavalcato l’onda . Rabbia e non solo, una spruzzata di paura, altra emozione primaria, ed il gioco è fatto. Ma al di là delle ripercussioni politiche, quello che è successo è semplicemente che cambiando uno stile narrativo abbiamo iniziato a costruire il mondo diversamente. Da un mondo senza muri siamo arrivati a un mondo sempre più individualistico, da un mondo rivolto ai diritti umani, siamo arrivati a “aiutiamoli a casa loro”, da un mondo connesso siamo arrivati a “chiudiamo i porti”. La narrazione del mondo ha cambiato anche la narrazione di noi stessi. Pensare di cambiare tutto questo è forse utopistico ma la Cooperazione Internazionale mi ha insegnato che una goccia dopo l’altra può riempire un oceano e in questo blog metterò qualche goccia. Cercherò di narrare qualche frammento di mondo attraverso il mio essere donna e attraverso le donne che incontrò e delle quali parlerò. Sarà proprio la donna quindi il filo che tesserà la narrazione di questi caffè che sorseggeremo insieme, caffè diversi, emozioni diverse, narrazioni diverse, un paio di lenti diverse con le quali costruire il mondo. Benvenuti!

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